Questo è un blog aperto a tutti coloro che vogliono preservare l'autosufficienza di pensiero da qualsiasi forma di condizionamento mediatico. This is a blog open to all people who want to preserve the mind from all forms of media conditioning.
sabato 27 giugno 2009
Benvenuti nel blog del pensiero libero
Cari amici, ho deciso di aprire questo blog con un intento ben preciso: divulgare il "pensiero libero". Questo blog vuole essere una piattaforma di confronto e di dialogo nella massima libertà di opinione e nel rispetto di quella altrui. Grazie a facebook, ho notato che c'è davvero moltissima gente che ha voglia di parlare, discutere, confrontarsi, ma che spesso non trova lo spazio giusto o le persone giuste che possano aprirsi a questo tipo di dialogo. Il blog del "pensiero libero" apre le porte a tutti coloro che non hanno ancora trovato il modo per esprimersi. Mi auguro che sia davvero numerosa la partecipazione di coloro che vogliano condividere questo progetto.
M.B.
M.B.
L'equlibrio incontrollabile
La vita umana per identificarla con una metafora è un po’ come un pendolo: oscilla da un’estremità all’altra senza quasi nessun controllo. L’estremità nel nostro caso sono due: i momenti belli, le circostanze meno belle o addirittura infauste. La prima dimensione è quella in cui l’uomo vorrebbe sempre trovarsi, è un po’ come percorrere una strada in discesa, in cui nonostante l’attivazione dei muscoli delle gambe, la fatica è ridotta al minimo. In tal modo si vivono sensazioni di alto benessere, di gioia, affiorano motivazioni floride che permettono alla mente stessa di programmare il futuro secondo dei piani prestabiliti. E’ più che normale un certo tipo di programmazione, considerando la vita una serie di cicli che quotidianamente vengono vissuti, superati e messi nel bagaglio della storia di ciascuno di noi. I momenti belli, seppur a volte inaspettati, sono quelli che richiedono da parte dell’uomo una certa attivazione e collaborazione, affinché si possa poi godere dei risultati postivi. Un esame universitario superato a pieni voti, è il frutto di un intenso studio fatto in precedenza, il quale ha richiesto sicuramente sacrifici e rinunce, che poi vengono brillantemente ripagati. Potrebbe anche accadere che l’esame lo si superi con lo stesso voto pur avendo studiato un solo capitolo e le domande vengano poste solo su quella parte di programma. Credo però che la felicità sarebbe inferiore rispetto al primo caso, poiché siamo in presenza di un deficit di conoscenza che potrebbe tornare utile per il prosieguo degli studi o nella vita lavorativa. A fare da contraltare, ci sono i momenti bui, grigi, quelli che non vorresti mai affrontare, ma che nonostante una volontà interiore al respingimento, bussano ugualmente alla tua porta. In questi casi, la fragilità umana, può giocare brutti scherzi, nel senso che si può soccombere del tutto, il che sarebbe drammatico, oppure affilare le armi della reazione e pensare che per un attimo si è in procinto di una salita aspra ma che dopo la salita inevitabilmente ci sarà la discesa. Se i momenti belli regalano gioie, quelli meno felici possono regalare dolori a volte superabili e a volte meno. Ritornando al nostro esame universitario, pur consapevoli della nostra preparazione, in sede d’esame capitoliamo su delle considerazioni anche banali, dovute magari all’ansia e alla tensione, dando l’impressione di non aver ben chiari i concetti, e quindi potremmo incorrere in una bocciatura ed essere costretti a ripetere la prova. La delusione in questi casi sarebbe forte in quanto ci si batte nervosamente sul fatto di aver studiato. Dopo qualche giorno, sbollita la collera, si riparte da capo. Diverso è il discorso di chi vede la propria vita azzerarsi sotto i colpi di una malattia, oppure, come nel caso recente del terremoto, annullare tutti i suoi averi dalla furia cieca degli elementi. La reazione umana può essere diversa, ma comunque si viene scalfiti da una ferita che difficilmente potrà rimarginarsi. Il pendolo, ci mostra come la fragilità del nostro essere è talmente sottile, che spesso, pur essendo noi i primi attori, non siamo in grado di decidere le sorti del nostro futuro. Tuttavia, è giusto assaporare la positività del bello e la negatività del brutto. Sono due aspetti che portano poi alla consolidazione del carattere della persona come singolo individuo e come membro di una collettività. Se tutto andasse sempre per il meglio, alla prima difficoltà, l’uomo si azzererebbe. Viceversa, vivendo sempre situazioni negative, l’uomo farebbe di tutto per annullare se stesso. Quindi è l’equilibrio intermedio che porta l’uomo a gioire, a piangere, a sperare, a vivere. Dal punto di vista della collettività, possiamo affondare nello sviluppo e nella maturazione di diverse forme comportamentali. Qualora dominasse tout court la felicità, saremmo di fronte ad una efferata forma di egoismo ed invidia, che porterebbe ciascun soggetto sull’onda della competitività e del conflitto contro il proprio simile. Sono invece proprio i momenti difficili, che danno spazio a quella che chiamo la “nobiltà d’animo”. La solidarietà, la fratellanza, il rispetto verso chi soffre, la voglia di seguire ed imparare da chi è in possesso di conoscenze ulteriori rispetto alle proprie. La difficile situazione che l’Italia sta vivendo in questi giorni, sottopone ognuno di noi ad un esame di coscienza sulla caducità della vita umana, per cui di fronte a tanta sofferenza è giusto sprigionare quei valori che ci rendono uomini.
M.B.
L'orgoglio italiano del passato
Nel mezzo di tante negatività, c’è sempre l’eccezione, guai se così non fosse. Qualche mese fa, la Rai ha mandato in onda la fiction sul patron dell’ ENI, Enrico Mattei. Un lavoro televisivo davvero ben fatto, una fiction che oserei definire “riflessiva”. La storia, ci insegna come l’Italia, sia stata impreziosita dalla capacità, dalla lungimiranza, dalla brillantezza di pensiero di grandi uomini. Il progresso che muove il mondo. Lo stato di bisogno che aguzza l’ingegno per migliorare la propria vita, e dare alle future generazioni respiro concreto di libertà e ammodernamento. Enrico Mattei, vivendo un’infanzia povera, ha avuto dalla sua, la geniale intuizione di capire che il mondo viaggia veloce, è come un treno in corsa che passando nelle diverse stazioni non si ferma, ma devi essere abile a saltarci su se non vuoi perderlo. Ma questa foga di respirare aria nuova, da dove nasce? Nasce dalle difficoltà, ma soprattutto dalla voglia di contribuire a fare dell’Italia un paese all’avanguardia. Battersi perché il domani sia migliore. Badate bene, che l’Agip prima, e l’Eni poi, hanno sì l’impronta politica sulla loro nascita, ma quest’ultima premia il merito, le capacità e soprattutto l’interesse collettivo della nazione. Il petrolio e i suoi derivati, servono a tutti, non solo ad Enrico Mattei o Alcide De Gasperi. Questo è l’aspetto più importante da rimarcare tra il passato vitale, e il presente morente. Perché grandi uomini si sono battutti per darci un futuro migliore, mentre chi domina la scena del presente, sta annullando gli sforzi del passato e scolorendo le speranze del futuro? Seguendo la vita di Mattei, è evidente come l’essere umano, navighi nel giusto o nell’ingiusto a seconda dei valori che la vita gli ha trasmesso. Dico la vita, perché la famiglia, per quanto importante possa essere per l’educazione di un uomo, rappresenta la base di partenza. Sono i continui accadimenti a cui siamo sottoposti, le gioie e i dolori, il confronto con il resto del mondo che permette la distinzione tra la saggezza e la mediocrità. Non c’è cosa più bella, sapere che ci sono uomini saggi e capaci, che mettono a disposizione tutto questo per il bene del prossimo. Questi insegnamenti, dovrebbero trovare la naturale collocazione in ognuno di noi. Capire che tutti siamo importanti, e che per quanto possiamo, dobbiamo dare man forte al progresso della nostra civiltà. L’importante è pensare con la propria testa, essere convinti delle proprie opinioni e non aver paura di esternarle. Mattei, pur avendo fatto molto per il Paese, viene sopraffatto dalla spietatezza del mercato e dalla politica cinica e corrotta. Se però l’ENI ha contribuito al benessere della nazione, se con commozione ricordiamo De Gasperi e il suo operato, questo significa che le grandi conquiste si ottengono con il merito e la consapevolezza dei propri valori. Per cui il passato, il presente e il futuro, non potranno mai prescindere da un’entità ben definita: l’uomo.
M.B.
Miseri ruscelli senza fonte
Fare un elogio alla democrazia italiana, con tutto il rispetto dovuto ai padri costituenti, è una scelta azzardata. Sarebbe come dare un calcio ad un pilastro in cemento, si rischierebbero serie complicazioni osteo-articolari. Il passato lo conserva la storia, il presente lo viviamo, il futuro dovremmo essere in grado di programmarlo. L’aspetto preoccupante è trovare l’anello di congiunzione tra il presente e il futuro. Considerare la democrazia come la forma di governo più nobile e liberale che possa esistere, e vederne i contenuti giorno dopo giorni affinarsi, spiace davvero molto. In un regime democratico, si gode di infinite libertà che altre strutture governative non assicurano. Ognuno può esprimersi liberamente, confrontarsi, aggiornarsi e vivere in costante crescita umana, professionale, socio-culturale. Purtroppo nulla di tutto questo accade. Una nazione che ha una bassissima mobilità sociale, che non facilita il turnover generazionale, che è avvitata intorno ad una politica le cui prospettive di cambiamento vengono profuse da chi è ormai prossimo a passare a nuova vita, non farà balzi in avanti in termini di crescita e sviluppo. Facciamo un attimo un esempio per schiarirci le idee. Mettiamo in parallelo la vita di due ragazzi, uno figlio di operaio, l’altro figlio di un professionista. Entrambi studiano, perfezionano il loro bagaglio culturale, dovrebbero affacciarsi al mondo del lavoro. L’ereditarietà che premierà il secondo poiché avrà scelto una facoltà universitaria in linea con l’attività del padre, sarà un ostacolo per il primo il quale, pur essendo preparato, ma non avendo le spalle coperte, non saprà come fare o a chi rivolgersi. Logica vuole che un sistema chiuso come il nostro, in cui gli spazi sono pochissimi, necessariamente debba alimentare un familismo o clientelismo ripugnante. Qui la politica o i poteri forti, genereranno una forma di ufficio di collocamento in cui è necessario porsi in graduatoria per sperare in un domani migliore. Se vi fosse un sistema aperto, questo tipo di feudalesimo, non esisterebbe, o quantomeno avrebbe un peso minore. Un paese vivo invece, darebbe man forte ai talenti i quali pur non avendo le spalle coperte, possono mettere al servizio della nazione la loro brillantezza intellettiva, la quale avrebbe un tornaconto collettivo pazzesco in termini di benessere e progresso. E’ questo stallo maledetto, che ci sta portando fuori dal mondo. Qualcuno potrà scambiarmi per matto, ma gli effetti saranno devastanti. Basti vedere l’attuale campagna elettorale per le elezioni europee. Chi candidato è in grado di parlare con cognizione di causa dell’Europa? Due ne ho contati personalmente. Tutto il resto è una pietosa mortificazione che intristisce le menti sane. Ci si gonfia il petto nell’aver dato sfogo alla sete di giustizia dei cittadini con le ronde, o aver dato da bere agli assetati con gli spiccioli della social card. E delle liberalizzazioni dei servizi pubblici chi ne parla? E di una seria riforma del mercato del lavoro che scardini il precariato e apra spazio ai meritevoli? E di una riforma della giustizia che dia spazio alla certezza della pena e faccia sentire la rigidità del diritto su chi delinque e tracci definitivamente un preciso confine tra il giusto e l’ingiusto? Potrei proseguire all’infinito nell’elenco delle tantissime cose da fare per evitare che l’Italia cada nella desolazione e nella solitudine. Ciò che mi fa inorridire, l’ho già scritto e lo ripeto, è che a livello mondiale siamo dei “miseri ruscelli senza fonte”. La parola “italian” inevitabilmente comporta una risata sardonica. Come fai a spiegare ad un americano, ad un europeo, quello che succede in Italia? Magari quando sei all’estero e ti presenti come italiano, sei sbeffeggiato da un cu cu di turno, il quale lo incassi senza poter nemmeno reagire.
M.B.
Quanto ci piace cooptare!!!
C’è un termine molto poco usato nel linguaggio corrente ma più che conosciuto nelle stanze del potere: “cooptazione”. E’ un lemma che viene fuori soprattutto quando si è in odore di nomine importanti per posti di alto prestigio. Andando per gradi, in primis bisogna dare un’occhiata al caro e voluminoso vocabolario per scrutare il significato di cooptazione. In breve: elezione di un nuovo membro di un organo collegiale su designazione dei membri già in carica. E’ una tecnica questa, che soffoca il “merito”, e premia qualche “uno del Signore” che dall’alto precipita sulla poltrona di comando. Sapete bene quanto sia pletorico l’apparato burocratico-amm.vo dello Stato, e di quanti ruoli dirigenziali vengano ricoperti in tal modo. Inps, Inail, Agenzie delle entrate, ospedali e via discorrendo. Le cronache, hanno spesso sottolineato come la gestione della cosa pubblica in Italia sia stata il frutto dell’incapacità gestionale e amm.va di chi si è avvicendato sulle diverse poltrone. Ogni nomina ha in se un colore politico, per cui ad ogni cambio di esecutivo vi è una rotazione di dirigenti e siccome la storia ci insegna che la Repubblica italiana non brilla per longevità legislativa (tra governi balneari e legislature mini), è facile capire come i disastri odierni siano il frutto di cotanta abnegazione negativa maturata negli anni. Personalmente, sono convinto che la gestione della cosa pubblica, per i riflessi che ogni scelta comporta sulla comunità, necessiti di maggiore conoscenza, ma soprattutto competenza e preparazione rispetto alla conduzione manageriale della cosa privata. Nel privato, è l’imprenditore che nella logica del profitto, sceglie i migliori in modo da portare il bilancio sul segno più. Nello Stato invece è la politica che svolge il compito di selezionatore attraverso non un meccanismo meritocratico ma di clientele e relazioni. Alitalia, è l’esempio lampante di come un carrozzone politico, abbia per anni sfruttato il mantello protettivo della mano pubblica a fronte di un’amministrazione indegna che nel tempo ha portato la compagnia di bandiera al fallimento e ad un successivo finto rinvigorimento grazie alle tasche degli italiani. Le ferrovie, il cui bilancio traballa, sono sulla stessa lunghezza d’onda. Quindi il meccanismo della cooptazione ha dimostrato che spesso si è puntato su dirigenti sbagliati da mettere al posto sbagliato. Ci sono manager con quaranta incarichi che continuano a riceverne, mentre altri soggetti sono dannatamente disoccupati. Più che l’aspetto occupazionale, voglio sottolineare come l’incapacità, l’incompetenza nell’amministrare, si ripercuotono negativamente su ognuno di noi. Ritornando agli esempi poc’anzi fatti, diventa inevitabile che il biglietto dell’aereo o del treno il cittadino lo debba pagare molto di più rispetto agli altri paesi, se l’azienda erogante il servizio deve tamponare pesanti perdite. Il trasporto aereo è aperto alla concorrenza e quindi si può scegliere la tariffa minore, ma il monopolio ferroviario non lascia molta scelta. Tutto questo incide sul caro vita, sempre più messo alle strette da una stagnazione retributiva rispetto all’aumento del costo dei servizi. Nel tempo, abbiamo anche verificato che chi in malo modo ha amministrato irresponsabilmente la cosa pubblica generando pesanti disastri, non ha pagato alcun prezzo. Anzi, ci si è gonfiati la pancia con altissimi emolumenti, e se anche qualche inchiesta c’è stata, tutto è stato doverosamente appianato. Per cui cari lettori, se qualcuno di voi volesse puntare in alto nel paese della pizza e mandolino, è bene che inizi ad incatenarsi innanzi ai palazzi del potere tanto per farsi notare, altrimenti non c’è trippa per gatti.
M.B.
M.B.
Piccole perversioni crescono
Per quanto la natura dell’uomo possa essere diversa da individuo ad individuo, è più che normale saper scindere il giusto dall’ingiusto, il bene dal male, il negativo dal positivo. Non nascondo la mia fluttuante voglia di scrivere qualcosa di positivo, di interessante e coinvolgente, ma riaffiorano sempre tumulti imperiosi che danno un colpo secco a tale volontà. Piccole perversioni crescono. Anzi, maturano e ne diventano consuetudine, rendendoci schiavi ed inconsapevoli destinatari del loro contenuto. La becera informazione domestica, che tanto fa leva sull’orrore, sulla cronaca e sul gusto di regolare da se i conti con la giustizia, in queste ore è densa di una notizia che di suo non ha nulla di eccezionale se non fosse che ai primordi dell’accadimento qualcosa di diverso si era prospettato. La magnifica giustizia italiana, in secondo grado ha dimezzato e derubricato l’accusa di colui che a Roma, in preda a crisi esistenziale, e spinto dall’acme degli stupefacenti, ha investito e ucciso una coppia di fidanzati. Siamo passati da omicidio volontario a omicidio colposo, quindi il dolo, ossia la volontà della condotta nel causare l’evento, lo si è mandato in ferie anticipate. La pena da 10 anni di reclusione è stata ridotta a 5. I soliti commenti stupidi. Il ministero della giustizia che manda gli ispettori ad indagare, il sindaco del comune ove la tragedia si è verificata si costituirà parte civile, i danneggiati, ossia i genitori delle vittime feriti nuovamente e ahimé, gli offesi, riposano in pace dietro una lapide. A questo fantastico aspetto di giustizia, se ne affianca un secondo tipo. Quella ad orologeria, che non sapendo che pesci pigliare, assume una veste politica, e cerca di colpire chi veste un colore politico diverso. Abbiamo anche un terzo tipo di giustizia, quella mediatica. Non mi riferisco tanto alla spettacolarizzazione del dolore da parte dei media che per insabbiare la verità, devono trasformarsi in perfetti necrologi, bensì a quei programmi ove lo studio televisivo, si trasforma in aula di tribunale e tutti hanno la verità in tasca e sono bravi nel giudicare. Questo tipo di programma, travisa la verità. Mette in luce aspetti diversi che la vera realtà giudiziaria, completamente ignora. Qualche tempo fa, trovandomi in una vera aula di tribunale, ascoltavo il commento di alcuni testimoni, i quali ammaliati dal fascino della tv, erano convinti che al posto del giudice, ci dovesse essere una conduttrice e le telecamere pronti a dare inizio al procedimento. Se in tv accade questo, perché qui non è così? E’ drammatico. La stessa cosa lamentano i medici, i quali essendo sostituiti da brillanti taumaturghi in tv, non si confrontano più con pazienti, bensì con loro colleghi molto più esperti. Questi sono gli aspetti più demenziali e sordidi che emergono, e che con una facilità impressionante, si annidano nella mente delle persone. Il fatto poi che la politica sia l’emblema dei disvalori, che la certezza della pena è postulato fantascientifico, che l’informazione in se è il nulla che più nulla non si può, non impressiona nessuno. Confesso che se qualche tempo fa, quest’indifferenza mi lasciava basito, ora non mi scalfisce più. Tuttavia, fino a quando la libertà di parola e di espressione resta in auge, è bello sentirsi una stecca fuori dal coro.
M.B.
M.B.
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