Il sipario della politica torna ad aprirsi. Il meccanismo d’apertura viene forzato dalla prorompente forza di giudizio emersa a conclusione del lavoro della Consulta in merito alla “illegittimità costituzionale del lodo Alfano”. Quest’ultimo è un provvedimento legislativo il quale sospende il giudizio processuale per le più alte cariche dello Stato durante l’esercizio del mandato. La Corte, ha ritenuto illegittimo il provvedimento per violazione degli artt. 3 e 138 della Cost., rispettivamente si registra la lesione del diritto di uguaglianza dei cittadini innanzi alla legge, e la necessità di adottare il “sospendi processi” con una legge di rango costituzionale. Ascoltando le diverse posizioni politiche in merito a questa vicenda, mi sono accorto di come ci sia un pesante “vulnus” in fatto di diritto costituzionale. Tra le caratteristiche fondamentali della nostra Carta Costituzionale, non dimentichiamo la sua rigidità in senso forte. Questo significa che per una modifica di un principio costituzionale, è necessaria una procedura “aggravata”, nel senso che occorrono diversi passaggi parlamentari supportati da una maggioranza politica di peso, rispetto all’adozione di una legge ordinaria la quale necessita di un passaggio approvativo meno complesso. Forte poiché i padri costituenti, hanno introdotto come epilogo della stessa costituzione un organismo di garanzia, la Corte appunto, con il compito di verificare il rispetto costituzionale delle leggi che il Parlamento approva. La composizione della Consulta è notoria a tutti, basti leggere l’art. 135 e ci si rende conto di come vengono scelti ed eletti i membri. La Costituzione, nel suo insieme conserva un certo equilibrio tra i diversi poteri dello Stato. Equilibri che dovrebbero sempre operare all’interno delle competenze proprie, e non travalicare in pericolose fusioni tra poteri. A garanzia dell’equilibrio costituzionale, vi è il Capo dello Stato, i cui poteri sono sanciti dal dettame costituzionale stesso. Alla luce di questa breve disamina, trovo davvero raccapricciante lo scarso senso istituzionale che aleggia in un Paese sempre più deriso agli occhi del mondo. Basti leggere i titoli delle principali testate straniere, per capire l’alta considerazione di cui godiamo. A parte una serie di attacchi indecorosi, trovo vergognoso l’aggressione al Capo dello Stato ove lo si accusa di una mancata pressione sui giudici c.d. di “sinistra” affinché si potesse optare per un esito diverso della decisione. Credo che affermazioni del genere abbiano una visione dittatoriale dello Stato, non ossequiosa delle istituzioni. Lo dimostra il monito della terza carica dello Stato la quale invita a rispettare ampiamente le istituzioni chiamate bruscamente in causa. E’ come se una persona decida di partecipare ad una qualsivoglia selezione, e pur non avendo i requisiti debba superarla per forza di cose, basti che arrivi la telefonata giusta. Ma che Paese siamo o stiamo diventando? Ma davvero sono autentici “coglioni” coloro che rispettano le regole e vogliono uno Stato sano e democratico? Perché negli altri Paesi ci si dimette e ci si lascia giudicare, mentre in Italia si grida sempre al complotto? Una ragione forse l’ho trovata. In Italia la politica muove tutto. Sposta pedine importanti, regola in modo spietato il sistema economico, politico e finanziario. Ecco quindi che se i vertici delle principali istituzioni hanno un chiaro connotato politico, il complotto nasce nel momento in cui ad essere giudicato è colui che è parte avversa a quel colore politico. Non è una scoperta recente, ma è la risultanza di quella maledetta spartizione di poltrone che è al centro di ogni azione politica. Tutto questo denota una gestione del potere ad personam, la quale azzera la fiducia nelle istituzioni e vanifica ogni tipo di intervento meritocratico oltre alla certezza del diritto. Ho già scritto diverse volte di come la politica dovrebbe fare un passo indietro, liberare spazio a favore di meccanismi selettivi ben diversi, magari affidandosi anche a commissioni esaminatrici straniere non “soggette” a pressioni particolari. Stiamo mandando in fumo l’essenza di una democrazia, il che potrebbe risultare molto pericoloso. Chiudo con una riflessione personale. Il lodo Alfano è stato approvato con l’intento di evitare al presidente del consiglio di presenziare alle varie udienze processuali che lo vedono coinvolto perché ciò sottrarrebbe tempo all’esercizio del governo del Paese. E se un cittadino qualunque si trova a che fare con la giustizia, non deve sottrarre tempo al proprio lavoro per difendersi? Nel secondo caso, il cittadino comune vive con il proprio lavoro, per cui un’assenza reiterata potrebbe pregiudicare ulteriormente la sua posizione. Credo che chi non abbia nulla da temere, non si scaldi così tanto. La voce solitamente la si alza quando c’è il rischio che si possano scoprire aspetti indesiderati.
M.B.
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giovedì 8 ottobre 2009
domenica 4 ottobre 2009
E dopo Messina, cosa ci sarà?
Ci risiamo. Dopo l’Aquila, adesso tocca alla Sicilia, al messinese in particolare, relazionarsi con gli effetti devastanti dell’ennesima calamità naturale. Non parliamo di terremoti bensì di frana, i cui ricordi sono vivi nella mente degli italiani alla luce del disastro di Sarno qualche anno or sono. In Sicilia, abbiamo assistito a pezzi di montagna sgretolarsi sotto i colpi battenti della pioggia e trasformarsi in autentiche spinte centrifughe in grado di spazzare via esseri umani e materiali. Non mi va di muovermi nel limbo della solita retorica, ma il silenzio sta davvero annichilendo quel che viene definito un Paese civile, democratico e soprattutto “normale”. Il terremoto, il maremoto, lo tsunami, sono fenomeni la cui previsione è abbastanza azzardata, per cui diventa difficile al loro verificarsi salvare tutto e tutti. Cosa ben diversa è la costruzione di abitazioni sotto le montagne, su terreni maledettamente friabili che accecano la mente di costruttori e proprietari nel momento in cui i primi ottengono le dovute autorizzazioni ad edificare, e i secondi sfruttano condizioni avverse pur di avere un tetto sopra la testa. La composizioni morfologica del suolo italiano è davvero preoccupante. Basta prendere una mappa dei rischi territoriali per rendersi conto di come non ci sia un’oasi felice lungo lo stivale ove poter dormire sogni tranquilli. I condoni, l’abusivismo edilizio, la connivenza accecante tra potere politico e criminoso, hanno ridotto il nostro Paese in un pantano ove si piangono vittime e si vive nel dramma dell’arretratezza economica e socio-culturale. La società civile che oggi grida a gran voce lo spegnimento di qualsiasi intervento per prevenire una tragedia annunciata, i propositi ingiuriosi mossi verso le amministrazioni locali, provinciali, regionali e nazionali, fotografano scene viste e riviste nel tempo in occasione di eventi simili di atavica memoria. Nel caso di Messina, è stata aperta un’inchiesta per disastro colposo, ove si cercherà di far luce su responsabilità in merito all’accaduto. L’ennesima perdita di tempo, poiché la catena di comando è lunga, e già dalle prime dichiarazioni circolanti da parte di amministratori locali, si vuole abbandonare ogni responsabilità facendo leva sul “dissesto finanziario” che attaglia ahimé molti comuni. Ovviamente questo sentimento di rabbia, viene poi placato dalle brillanti promesse fatte in campagna elettorale che inducono percentuali altissime di cittadini a recarsi alle urne. Questo atteggiamento, di suo, mostra un vizio di fondo. L’ineducazione della società civile. Non credo che si possa davvero subire ogni tipo di sopruso e rimanere inerti. E’ ora davvero di svegliarsi, cercando di liberarsi in primo luogo di una classe dirigente incapace di amministrare, ma soprattutto maturare sotto il profilo culturale. La dobbiamo smettere di pensare che siamo nel Paese dei balocchi in cui tutto è possibile, ove qualsiasi abuso o reato commesso trova pace in forme di assoluzione giuridico-finanziaria. Chi costruisce sotto la montagna, alle pendici di un vulcano, lungo la riva di un fiume, viene graziato dall’insania abusivista mediante la salvifica benevolenza del condono. Hai sbagliato? Bene, basta elargire un piccolo contributo allo Stato e anche tu potrai figurare come modello virtuoso. Inutile dirlo, ma l’Italia purtroppo è un Paese vecchio, arretrato ove a sprazzi di modernità presenti nell’area centro nord, fa da contraltare un declino preistorico che avviluppa il resto del territorio. Basti ascoltare le parole del capo dello Stato nelle sue visite meridionali, con cui ricorda a tutti il pesante divario che intercorre tra gli opposti del paese e di come la questione meridionale debba ritornare di attualità. Della questione meridionale ne parlava già il grande giurista Giustino Fortunato due secoli fa, con toni abbastanza aspri e duri. Questo significa che in oltre due secoli non è cambiato nulla o quasi se un capo dello Stato è costretto a rimarcare temi atavici? Ha senso spendere milioni di euro per tamponare emergenze e non porre in atto un piano preventivo di messa in sicurezza del nostro territorio? Vorrei che le risposte e soprattutto la spinta alla soluzione dei problemi arrivasse dalla società civile la quale abbandoni lo stato servile in cui versa e ponga in essere, seppure con ritardo, il cambiamento necessario, altrimenti l’Italia sprofonderà nell’abisso come Atlantide.
M.B.
M.B.
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