In tutte le cose che normalmente si fanno o si pensano, è sempre presente una linea di confine, oltre la quale significa sprofondare in eccessi improponibili. Ci sono elementi aggreganti, la condivisone dei quali può, se portata alle conseguenze estreme, sfogarsi in forme del tutto aberranti. Lo sport come forma di socializzazione e sano agonismo, rappresenta nella pochezza italica, il presupposto basilare per fomentare violenza astratta e guerriglia concreta. Parlo di violenza astratta perché quello che è successo ancora una volta ieri a Roma dopo il derby, è stato premeditato nel tempo. Il tifo, l’incitamento alla squadra, il seguire con civica disciplina la partita sugli spalti, non hanno nulla a che fare con lo sport. La partita, nella mente di uomini “nulli” doveva essere il pretesto per la battaglia, lo scontro, la sete di potere da dominare attraverso la furia cieca della violenza. Non voglio appellarmi ai fiumi di parole che negli anni sono stati versati nero su bianco a tal proposito: me ne fotto. Me ne fotto perché in fondo dove c’è il nulla arriva solo il peggio. Dove la pressione della Lega calcio ha la meglio sul legislatore, lo stato di diritto muore. Dove il legislatore non sa farsi rispettare, la democrazia evapora. Dove il calcio, nonostante sia uno sport malato, infangato da comportamenti squallidi e meschini risultanti dai diversi processi in corso, è ancora seguito con veemenza feroce ed imperiale. Nel momento in cui la settimana la si trascorre parlando di calcio e di gossip, non aspettiamoci altro che tessere del tifoso e finti provvedimenti o meglio “giro di vite” che serviranno soltanto ad ampliare codici, ingolfare una giustizia che non c’è, e favorire ulteriore delinquenza. L’ho scritto nel tempo e lo ripeterò fino alla noia: la forma senza sostanza tende ad annullarsi. L’Italia, geograficamente, ha un’originale forma a stivale, la quale però potrebbe annullarsi qualora il livello del mare va ad aumentare a causa del surriscaldamento climatico. Siamo poi sicuri che solo il clima contribuirebbe all’annullamento o anche il declino culturale potrebbe dare una forte spinta verso il basso? A voi la parola, cari lettori.
M.B.
"Ma come,Davide, non ti piace il calcio?"
RispondiEliminaE' proprio così: lo odio.
Mi annoia, non mi dice nulla.E provo una pena incredibile per tutti coloro che fingono di disprezzare questo sistema che "paga milioni di euro ai giocatori per dare quattro calci ad un pallone", e che poi invece sarebbero totalmente smarriti senza il calcio.
Ti scandalizzi di questo sistema di sport senza valori, violento, corrotto, volgare, grezzo...?Perchè allora paghi il tuo biglietto e vai allo stadio?Perchè non parli di altro nella tua giornata?
Una volta sola ci sono andato: ero di turno con la Croce Rossa. La cosa più carina che il tizio vicino a me ha detto è stata "negro bastardo mongoloide". Ad un giocatore della sua squadra.
Dimenticavo: sulle spalle aveva il figlioletto di 4 o 5 anni che si è pure fumato l'intera stecca di sigarette che il padre gli soffiava in faccia.
Bestemmie da ogni dove, insulti, scontri fra tifosi e con la polizia,canzoni razziste, cori fascisti.
Pochezza,una bassezza epocale.
Eppure, se una persona ci porta il figlio,la discussione è già finita. La verità è che nonostante tutti ci si impressioni (più o meno ipocritamente)per gli episodi violenti e per gli scandali che ruotano intorno a questo mondo,il calcio ci serve. Il calcio tiene a galla il Paese. Senza, di che cazzo si parlerebbe?
Scena classica:caffè al bar "ma come,non ti piace la Belen?Uè ma non è che sarai frocio?No perchè già non ti piace il calcio...sai com'è!".
Puoi controbattere?Ne vale davvero la pena?Vale la pena star lì a spiegare che per te conta molto in una donna la sua dolcezza?Chi te lo fa fare?E allora ti tieni tutto dentro, non parli con nessuno, selezioni chirurgicamente le tue amicizie e le tue frequentazioni e guardi gli altri come persone dalle quali difendersi.Per non essere infettato dallo squallore.
Peccando sicuramente di superbia.
Ma tant'è.
La teoria socio-criminale dei contenitori sociali dice che senza realtà come quelle degli stadi, in una società come la nostra l'uomo riverserebbe rabbia,frustrazioni,malcontenti in altri contesti. Senza gli stadi saremmo finiti, per una serie impressionante di ragioni.
Di cosa potrebbero parlare i colleghi in ufficio? Quale giornale leggerebbero? Cosa organizzerebbero per la domenica e per il tempo libero?
Sarebbe facile mescolarsi tra la gente e scomparire, anonimo fra gli anonimi:un bell'arsenale di mail porno nel pc,qualche bestemmia per intercalare (che fa sempre la sua porca figura), un pò di razzismo misto a maschilismo atavico, quattro chiacchiere da bar,"la politica è una roba sporca","è tutta colpa loro:vengono qui, ci rubano il lavoro e le donne","se vincessi tot milioni al super enalotto"...
Sarebbe facile, e ammetto che sarebbe bello sparire.
Ma forse la cosa più giusta è rimanere ciò che si è. Anche se a volte fa male questo senso di solitudine.
E' tutto ampiamente condivisibile. Non c'è cosa peggiore in una società che la sua asfissia culturale.
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