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venerdì 21 maggio 2010

Amare riflessioni

Ci sono aspetti, temi, accadimenti, l’analisi dei quali, non vorresti mai affrontare. Non vuoi farlo perché pensi che non possano accadere poiché la mente umana, preservata, almeno in astratto, da un robusto filtro di razionalità, non dovrebbe generare. Eppure, con sommo rammarico, bisogna farci i conti. In questi mesi, la Chiesa cattolica si trova ad affrontare un aspetto molto complicato e complesso: la pedofilia. Abusare di minori, di chi non ha la capacità di difendersi e reagire a soprusi bestiali, è qualcosa di orripilante. Si estende sempre più il numero di vittime che negli anni ha patito questa grossa sofferenza. Persone che all’epoca dei fatti si sono rifugiate nel più assoluto silenzio, quasi come un vecchio baule riposto in cantina sotto la coltre di polvere, che improvvisamente recide il lucchetto e mostra il proprio contenuto di barbarie. Umanamente parlando, vivere con il peso degli abusi, è un po’ come avere dentro di se un magma incandescente che provoca continua sofferenza, per lenire la quale occorrono anni di terapie psicologiche e farmaci antidepressivi. La cosa che mi ha colpito in modo particolare, è il senso di ulteriore abbandono di chi ha portato allo scoperto casi del genere, pensando di mettere in moto un meccanismo di assoluta epurazione di questa perversità. Tutti o quasi, abbiamo avuto a che fare con il parroco, il quale rappresenta un punto di riferimento per la comunità e per le singole persone che magari vivono momenti di difficoltà e cercano suffragio, quantomeno amichevole, in chi vota la propria vita al ministero del culto cattolico. Alla luce di tutti gli episodi verificatisi, la Chiesa, nei panni delle sue più alte gerarchie, il Papa in primis, ha dovuto prenderne atto. A questo punto mi chiedo: se in Vaticano sono pervenute diverse lettere di sollecitazione ad intervenire per fermare questo scempio, se si sapeva quanto accadeva, perché non si è intervenuti? Perché si è cercato di insabbiare la verità? Perché si è contravvenuti allo spirito guida della dottrina cattolica, mentre nel mondo centinaia di persone hanno subito orrende perversioni? Quest’atteggiamento delle alte gerarchie ecclesiastiche è quasi segno di complicità, poiché non si può pensare che si tratti di casi isolati i quali lasciano il tempo che trovano. No. Siamo in presenza di una macchia gigantesca sulla Chiesa in cui si riconosco milioni di fedeli in tutti il mondo. La dura presa di posizione della Chiesa americana nei confronti di Roma, testimonia come il silenzio, come il mancato intervento delle autorità competenti, abbia creato un vuoto enorme. Vuoto, soprattutto in termini di credibilità verso chi incarna, dietro l’abito talare, gli insegnamenti di Gesù Cristo. La tonaca, nel silenzio dell’alto potere, è apparsa agli occhi della comunità, il paravento dietro cui trincerarsi per non vedere scalfito il proprio potere. Così facendo non siamo più di fronte ad una Chiesa madre dei fedeli, bensì innanzi ad una casta intoccabile timorosa degli scandali. Il che è doppiamente grave. In primo luogo perché si sconfessa in toto ciò che si diffonde: la parola di Dio. In seconda battuta, questo tacere, mette in crisi l’operato di centinaia di migliaia di parroci che in tutto il mondo donano se stessi per il bene altrui. Pensiamo a chi vive nelle zone più disagiate del mondo cercando di costruire un futuro migliore per chi la parola “futuro” non osa immaginarla. Pensiamo a chi mette in piedi comunità di recupero per ragazzi disadattati. Questi parroci, vengono penalizzati ampiamente, se all’interno della Chiesa stessa continua ad estendersi in modo sconfinato l’ombra del peccato. E’ questo un caso, in cui di pari passo, viaggiano il peccato e il reato. Il peccato lo si può definire come l’offuscamento dei principi ministeriali che si è portati a seguire come membri della Chiesa. Il reato, come la violazione di una norma civile o penale che è posta a garanzia del bene comune. Nel suo viaggio a Malta, Benedetto XVI, ha compiuto un bel gesto incontrando le vittime degli abusi e tuonando con parole forti e decise contro il peccato che è dentro la Chiesa. E’ apprezzabile tutto questo quando però alle parole seguono fatti concreti. Non si può immaginare che un sacerdote “deviato” venga rimosso dal proprio incarico e magari spostato in altra sede ove continuerà impassibile la sua opera. Questo, purtroppo è accaduto, suscitando doppia indignazione in chi oltre ad aver subito violenze, non trova nessuna forma di giustizia. Non credo che di fronte a reati aberranti, quale appunto la pedofilia, si possa fare un distinguo, a livello sanzionatorio, tra il privato cittadino e chi indossa l’abito talare. La giustizia divina, può operare anche in modo diverso, cercando di recuperare la luce della coscienza che atti simili hanno contribuito a spegnere, ma la giustizia penale deve essere equa. Lo sbaglio lo possiamo commettere tutti, in quanto siamo umani. Ma lo sbaglio è cosa ben diversa dal reato, poiché in questo secondo caso, siamo di fronte a comportamenti guidati da insana logica soggettiva ed oggettiva, socialmente pericolosa. Mi auguro davvero, che per il bene di tutta la comunità cattolica, la Chiesa, se ha commesso errori in passato, sappia reagire con incisiva veemenza nel presente, per evitare che quanto accaduto possa riverificarsi. Questo accadrà, sciogliendo la densa nube di potere che nel tempo è stato mostrato in diverse circostanze, dando più spazio, in termini concreti, ai profondi valori del cattolicesimo. Predicare bene e razzolare male, aumenterà sempre più quel vuoto di credibilità che non aiuterà sicuramente a sperare in futuro migliore.
M.B.

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