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giovedì 14 gennaio 2010

L'elogio della follia

E’ ormai difficile che ci si possa ancora stupire in Italia, Paese in cui affiorano pesanti contraddizioni, a cui nessuno sembra far caso. Nulla si crea, tutto s’inventa e poi magicamente si distrugge facendo credere che qualcosa di concreto è stato fatto. Il tempo dell’amore paventato in politica nel periodo natalizio, è ormai un lontano ricordo. Pronte subito nuove barricate tra chi tenta di caricare il fucile e chi cerca di togliere le cartucce. La propaganda politica, è l’elemento più saggio - nella sua pochezza -, che si possa tirare fuori quando non si ha più nulla da dire. Meno tasse; implemento della capienza carceraria; giustizia giusta ad libertatem. Dopo qualche giorno dalla divulgazione di “magnifiche parole”, il fisco diventa un problema, poiché soldi non ve ne sono e la riduzione del sistema fiscale a due aliquote è improponibile. Lo stato delle carceri è al collasso: si dichiara l’emergenza, a cui segue la promessa di nuovi pentitenziari insieme ad una nutrita assunzione di agenti penitenziari. Nel mentre però, il danaro scarseggia e l’emergenza (parola che non fa più specie nel feudo italico) la tamponiamo con la costruzione di padiglioni sul modello de l’Aquila. Lotta dura senza paura alla ‘ndrangheta. Bene, ma se le carceri sono piene, questi facoltosi esponenti del “viver civile” dove li collochiamo? Magari ai domiciliari dove indisturbati potranno continuare a gozzovigliare secondo tradizione? Ma la ciliegina sulla torta è la riforma dell’”ingiustizia”. Uso il termine ingiustizia perché è ciò che si verificherà se il Parlamento dovesse approvare il testo di legge. Tempi certi; giustizia veloce; termini di prescrizione ruggenti, il tutto con organici al collasso insieme ad una procedura civile e penale chilometrica. La giustizia è uno dei mali della nostra società perché non funziona, ma spegnerla del tutto sarebbe un’offesa alla democrazia. Poche cose andrebbero fatte. La riforma dei codici di procedura, miglioramento degli organici giudiziari in termini di uomini e mezzi, certezza della pena garantita. Quest’ultimo aspetto, nella sua vera concretezza, porterebbe ad una maggiore riflessione sul se commettere o meno un reato. Il progetto in cantiere invece, ha a cuore solo ed esclusivamente un certo tipo di problemi, che definire generali ci vuole coraggio. A tutto questo, l’opposizione non risponde, in quanto è svanita nel nulla, non c’è, e soprattutto, quel brandello di opposizione rumorosa, di sicuro non può costituire l’alternativa alla corazzata guidata da chi “lavora per tutti senza fermarsi mai”. Sembra di stare al mercato, ove ad inizio giornata la merce la si vende ad un prezzo, se poi nel corso della mattinata gli affari vanno male, pur di vendere, si contratta a ribasso. Il problema, è che questa contrattazione a ribasso la percepiscono in pochi. Più che l’azione politica di una coalizione, si ammira il personaggio, ed il voto lo si esprime in base al gradimento verso il personaggio. Come rimpiango i tempi in cui la storia è stata dominata dalla saggezza dell’uomo. Oggi invece, la saggezza è stata triturata insieme alla mole di rifiuti la quale è “magicamente” sparita. Quando finirà questo elogio della follia?
M.B.