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lunedì 1 marzo 2010

Giustizia fantasma

Dire che l’Italia sia un Paese moderno, civile, e democratico occorre coraggio. Ieri sera, mosso dalla curiosità, ho dato una sbirciatina al programma “PRESADIRETTA” su rai3, ove l’argomento trattato era la giustizia o meglio, lo stato della giustizia. Questo è un tema che personalmente sta molto a cuore per diversi motivi che non sto qui ad elencare. Un Paese ingiusto rende la democrazia instabile. Lo stato comatoso emerso dal programma, collima perfettamente con delle letture fatte su testi scritti da addetti ai lavori: magistrati, giornalisti, funzionari di pubblica sicurezza e così via dicendo. Siamo al collasso, e nonostante tutto, si parla di riforma urgente della giustizia perché l’Europa ce lo chiede. Non c’è cosa più stupida di questo alibi insignificante. In primo luogo vorrei sapere che cosa gli addetti ai lavori intendono per riforma della giustizia. Accorciare i tempi di prescrizione? Rendere facoltativa l’obbligatorietà dell’azione penale? Smembrare l’autonomia del potere giudiziario? Fare del P.M. un semplice usciere di tribunale? Eliminare le intercettazioni per i cosiddetti “reati amici”? Non ho effettivamente ben compreso cosa bolle in pentola. Il mio scetticismo è legato al fatto che si vuole riformare qualcosa che non c’è, o che è quasi inesistente. Le Procure disagiate, quelle che combattono i reati di natura macrocriminale, sono prossime alla chiusura per carenza di personale. Le cancellerie sono al collasso. Personalmente mi è capitato di scrivere un verbale a mano durante un’udienza civile perché il cancelliere era assente. Fascicoli che viaggiano da un capo all’altro dei diversi uffici giudiziari a bordo di furgoni dove ognuno liberamente può attingere dati sensibili. Magistrati che rischiano la vita, lasciati in balia della più totale solitudine. Quando sento parlare di riforma della giustizia italiana, non so perché ma mi balza in mente la metafora di chi vorrebbe costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta. Il tetto, su cosa dovrebbe poggiare? E’ davvero allucinante, come la propaganda politica che annebbia le menti di migliaia di cittadini, non abbia nulla a che vedere con il dramma che quotidianamente si vive. Decine di processi con imputati eccellenti, si chiudono a causa della prescrizione. Centinaia di delinquenti ritornano in libertà per via della scadenza dei termini di custodia cautelare. Migliaia di detenuti sono in carcere in attesa di giudizio. Siamo un Paese da terzo mondo, altro che giusto processo o processo breve. Il sistema italiano è strutturato per non funzionare e garantire l’impunità senza limiti. Indagini su indagini svolte; duro lavoro di uomini e donne delle forze dell’ordine e della magistratura; costi esorbitanti, il tutto per chiudersi con sentenze di assoluzione o condanne minime per via del meccanismo perverso dei riti premiali. La legislazione penale incorpora in se una linfa garantista in linea con la tutela dell’individuo costituzionalmente stabilita. Bisogna però fare i conti con la realtà che in alcune aree si materializza in una vera e propria guerra, per fronteggiare la quale non si hanno mezzi a disposizione. A parere di chi scrive, alla politica non interessa sconfiggere il fenomeno criminale. Gli interventi posti in essere nel tempo, tipo l’arresto di latitanti eccellenti, è solo una parvenza di normalità democratica. Se il latitante non potrà essere giudicato in tempi brevi, e non potrà essere assoggettato ad una pena certa, continuerà a muovere i fili del sistema criminale. Siamo un Paese da terzo mondo, non mi stancherò mai di scriverlo. Chiudo con una piccola constatazione. Ho iniziato a scrivere le mie note su facebook un po’ di tempo fa. Social network di cui avevo un’opinione positiva e ahimé, totalmente scaduta. Ero convinto che oltre l’aspetto ludico, potesse fungere anche da piattaforma di dialogo e confronto. Cammin facendo mi sono accorto che trattare temi un pochino più interessanti è alquanto inutile, poiché il riscontro in merito è ampiamente esiguo. Forse è meglio allinearsi all’inutilità mediatica odierna e cercare spazi più costruttivi, se ancora ve ne sono.
M.B.