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mercoledì 5 maggio 2010

Non se ne può davvero più

Si suol dire che al peggio non c’è mai fine. Noi italiani, al peggio ci siamo abituati, ahimé, con cinica dedizione. La classe politica, così come si presenta oggi, è un fluido gelatinoso che non produce nulla, se non aberranti distorsioni. Peculato, corruzione, concussione e così via, sono tutte fattispecie di reato proprio, le quali rubricate sotto il titolo “delitti contro la pubblica amministrazione”, dovrebbero sanzionare chi fa un uso distorto del potere che la legge gli conferisce nell’esercizio di un’attività amministrativa. Parlo di reato proprio, poiché a differenza di un reato comune, per commettere il quale, è necessario avere una particolare posizione giuridica. E’ deludente, squallido, assistere ad una pletora di scandali, in cui il “dio danaro”, passando di mano in mano, diventa la chiave per aprire le porte del “paradiso”. L’imprenditore si serve del politico per l’appaltuccio, il politico ricambia servendosi dell’imprenditore per trovare una “casupola” a pochi spicciolini. L’imprenditore ha bisogno di sistemare l’amico, e il politico procede, in cambio magari di un ingrossamento del conto corrente. Ma dove ca..o stiamo vivendo? Ma chi siamo? Guardiamoci in faccia un attimo maledizione, e cerchiamo di recuperare la dignità perduta. Come si può avallare uno scempio simile, senza un minimo di pudore? L’elettore è ormai diventato il “nulla” affetto da obbedienza acritica. Stiamo vivendo nella società dell’impazzimento, dove le promesse di cambiamento della politica, significano favorire gente che delle regole se ne frega. Siamo uno Stato in cui il povero cristo paga, mentre i “moralisti” sono sempre al di sopra della legge. Lo scandalo della “casa regalata” in onda in questi giorni sui media, porta davvero all’esasperazione. Il tema “casa”, è benzina sul fuoco, per chi la casa non ce l’ha, la vorrebbe, e magari farebbe anche a meno della vista sul “Colosseo”. Ci rendiamo conto che siamo una società alla deriva, che avalla cinicamente uno schifo simile, dandogli sempre più linfa vitale mediante il voto? Si, proprio il voto, e l’essere stati negli anni ciclicamente leziosi verso il potente di turno, ha portato la classe politica italiana ad essere un concentrato di affari e squallori, spesso inenarrabili. Ma dov’è scritto che per vincere un appalto o un concorso, non conta l’offerta o la preparazione, ma lo sponsor che domina il tuo essere in gioco? E’ drammatico tutto questo, poiché si precipita in un pozzo senza fondo, dove la dignità umana viene prevaricata dalla sporca logica del potere, in grado di favorire pochi, e mettere sul lastrico tutti gli altri. Se i politici oggi sono l’emblema dell’impunità e dell’intoccabilità, è anche grazie al fatto che negli anni si è spinto affinchè ciò accadesse. Una società matura, corretta, capace di riflettere, si ribellerebbe alla candidatura di gente collusa con la malavita, indagata, condannata e che molto candidamente afferma di sedere sugli scranni parlamentari per fuggire dalle occasioni prossime di peccato (la galera). Questa è la cloaca chiamata Italia, in cui qualcuno si dimette uscendo dalla porta, e dopo qualche anno, calmate le acque, rientra dalla finestra. Non so davvero se queste riflessioni albergano nella mente degli italiani. Se così non fosse, allora ben vengano la corruzione, la concussione, le raccomandazioni, gli scippi, le rapine e soprattutto l’azzeramento dell’organo legislativo, esecutivo e giurisdizionale, tanto a cosa servirebbero? Come sempre, cari lettori, a voi la parola.
M.B.